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La manifattura viennese, la seconda in Europa a produrre oggetti in porcellana a pasta dura, fu fondata nel 1717 da Du Paquier. Con l’aiuto dell’arcanista Hunger e del decoratore Horoldt, fuggiti con le preziose formule da Meissen, la fabbrica iniziò la produzione con successo solo a partire dal 1719-20, grazie all’aiuto di Stolzel, un altro transfugo di Meissen.
Durante questo periodo, spesso riconosciuto anche come il periodo senza marchio, la produzione inizalmente si concentrò principalmente su pezzi con modelli e decori simili a quelli di Meissen, affrancandosi poi dal 1731 per seguire i modelli barocchi in voga a Vienna. Una importante caratteristica era il ricorrere a più stili decorativi su di un unico pezzo: venivano riprodotti le figure a sbalzo dagli argenti, forme dalla porcellana giapponese, i colori della famiglia-verde dalla Cina.
Il colore dell’impasto, inevitabilmente simile a Meissen, risulta essere crema/bluastro con tonalità rivolte al color ‘fumo’. La vetrina invece è più sottile di Meissen, meno liscia e sopratutto verdastra. La gamma degli smalti comprendeva il giallo, il rosa, il verderame, il bruno ed il nero. Una produzione particolare è quella a monocromo (schwarzlot), in cui i design venivano copiati direttamente dalle incisioni dell’epoca e riprodotti in nero. Esistono anche oggetti a fondo nero con decori in oro.
Ulteriori dettagli, unici della manifattura viennese di questo periodo sono: a) la predominanza del violetto nella decorazione; b) i cartigli per le figure a cineserie a forma di lanterna; c) il marcato utilizzo della prospettiva per figure e paesaggi; d) eccesso di doratura rispetto ai modi del tempo; e) l’utilizzo di gigli in rilievo; f) la presenza di un motivo a griglia con piccoli fiori tra le intersezioni del motivo.
Le statuine seppur rare ovviamente erano basate principalmente sulle figure della Commedia dell’Arte o sulle cineserie: piccole, rigide nelle pose e poco rifinite nei dettagli rispetto alla produzione successiva.
A causa di un forte indebitamento, Du Paquier cedette la manifattura allo Stato rimanendo comunque alla direzione fino al 1760. Questo periodo, pur continuando nei modelli precedenti vide l’introduzione di nuove forme rococò nella maniera di Meissen. L’arrivo del modelatore capo J.J. Niedermayer coincise con il periodo più florido della fabbrica, grazie anche ai consistenti ordini da parte della corte asburgica (1750-80). Dal 1749 migliorò la qualità della pasta (ora grigiastra) e soprattutto la qualità della vetrina, bianca e molto più lucida e liscia. Le tonalità degli smalti sono quelle a pastello tipiche rococò. Esiste comunque un’ampia produzione nei modi Imari (la tipica produzione giapponese in blu rosso e oro).
Le figure sono ancora modellate approssimativamente. Le basi passano dai modelli tipici con volute rococò a forme geometricamente più definite, spesso rifinite con il coltello. Infine vengono per la prima volta introdotti i marchi. Il Bindenschild – lo scudo della corte Austriaca – appare dal 1744 al ’49 in rosso sopra-vetrina o in blu sotto-vetrina. Successivamente fu impiegato solamente il marchio blu con alcune varianti. Già dal 1760 con l’avvento del neoclassicismo come lo stile predominante, la manifattura si rivolse questa volta a Sevres, la nuova manifattura-guida, per adattare ed aggiornare la propria produzione. La nomina di Sorgenthal alla direzione dal 1784 al 1805 muta la totalità della produzione austriaca verso le forme puramente neoclassiche e la predominaza dell’oro (addirittura facilmente sensibile al tatto). Più colori vengono impiegati per lo sfondo dei singoli pezzi, le decorazioni seguono i modelli classici, pastorali, della pittura di genere di fine secolo e Biedermaier oppure sono a soggetto botanico.
La produzione continuò fino alla chiusura nel 1864 nel solco tracciato da Sorgenthal. Durante la produzione Sorgenthal fu impresso il marchio dell’anno unitamente allo scudetto blu: le ultime due cifre fino al 1800, le ultime tre dopo il 1800. Gli scarti di produzione venivano marcati in rosso o verde oppure con due scalfitture a coprire lo scudetto blu. Molte manifatture continentali portarono avanti la produzione più raffinata viennese copiando stile e soprattutto utilizzando lo scudetto blu indiscriminatamente. |