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GIOACCHINO GIUSEPPE SERANGELI
Roma 1768 - Torino 1852

"Giuseppe e la moglie di Putifarre"

La sala egizia a Villa Borghese

 

 

particolare

 

Andrea Appiani - bozzetti Andrea Appiani - bozzetti

Andrea Appiani - bozzetti Andrea Appiani - bozzetti

Andrea Appiani - bozzetti Andrea Appiani - bozzetti

 

Jacques-Louis David - il giuramento degli Orazi

Jean-Baptiste-Joseph Wicart

 

Jacquws-Louis David - Marat morto

Gioacchino Giuseppe Serangeli - il ritratto ai figli di Seriziat

Serangeli - La carità romana

 

 

 

Serangeli - Orfeo supplicante

Serangeli - Napoleone che riceve i deputati dell’esercito

Serangeli - Napoleone e Alessandro I dopo la pace di Tilsit



Serangeli - Venere e Amore

Giambattista Gigola - Venere e Amore - da Serangeli

 

Serangeli - La crocifissione Serangeli - San Severo

Serangeli - Silvio Pellico scrive le sue memorie

Leopold Boilly - riunione di artisti nel atelier di Isabey - particolare

Serangeli - ritratto della cantante Giuditta Negri Pasta Serangeli - Ritratto della principessina Giuseppina Massimiliana de Beauharnais

 

 

 

Serangeli - Ritratto di giovane donna Serangeli - Ritratto del pittore Auguste Vinchon

Serangeli - ritratto di donna in abiti rinascimentali Serangeli - Germanie Faipoult de Maisoncelle e la figlia

Serangeli - Venere dormiente e Amore Serangeli - Venere Amore e le tre Grazie

 

 

 

Gioacchino Giuseppe Serangeli - Giuseppe e la moglie di Putifarre

Guido Reni - Giuseppe e la moglie di Putifarre

 

Jacopo Robusti detto Tintoretto - Giuseppe e la moglie di Putifarre

 

Murillo - Giuseppe e la moglie di Putifarre

  Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino - Giuseppe e la moglie di Putifarre

 

Carlo Cignani - Giuseppe e la moglie di Putifarre

 

 

Antonio Canova - Paolina Bonaparte

Antonio Canova - Venere e il fauno

Augustin Pauline - Paolina Bonaparte

particcolare della moglie di Putifarre

Andrea Appiani - Ritratto di Canova Thomas Lawrence - ritratto di Canova

 

 

 

particolare del viso di Giuseppe

 

pittura pompeiana

Pietro Benvenuti - Apollo Andrea Appiani - studio di testa maschile

Andrea Appiani - Giunone e le tre Grazie

Tomiz - particolare particolare


Tomiz - particolare particolare

Giuseppe Tomiz - Venere e amore dormienti

 

...la moglie di Putifarre - particolare

Gaspare Landi - Giuseppe e la moglie di Putifarre

 


 

 

 

 

 

Giuseppe e la moglie di Putifarre

Olio su tela; cm 279x163  

Genesi capitolo 39 versetto 7-12

“… la moglie del padrone (Putifarre) gettò gli occhi su Giuseppe e gli disse: “Unisciti a me!”. Ma egli rifiutò e disse alla moglie del suo padrone: “Vedi, il mio signore non mi domanda conto di quanto è nella sua casa e mi ha dato in mano tutti i suoi averi. Lui stesso non conta più di me in questa casa; non mi ha proibito nulla, se non te, perché sei sua moglie. E come potrei fare questo grande male e peccare contro Dio?”. E, benché ogni giorno essa ne parlasse a Giuseppe, egli non acconsentì a unirsi, a darsi a lei.

Un giorno egli entrò in casa per fare il suo lavoro, mentre non c’era nessuno dei domestici. Essa lo afferrò per la veste, dicendo: “Unisciti a me!”. Ma egli le lasciò tra le mani la veste, fuggì e uscì…”

 

Maestro neoclassico. Ultimo quarto XVIII, primo quarto XIX secolo. Lo spazio appiattito, le figure che si ergono immense, statiche, la mancanza di profondità, l’ambientazione mai a campo lungo ma risolta al contrario in contesto ravvicinato con l’aiuto di espedienti che sbarrano la visuale verso lo sfondo con muri o drappi, l’uso di elementi che ci riportano all’antichità riscoperta, la cromia dei colori sofisticati, tutto questo denota la conoscenza dei canoni del neoclassicismo. Ci troviamo certamente di fronte ad un grande maestro italiano che forse come gli amici “dell’Accademia del pensiero”  ha saputo apprezzare a fondo il gusto classico usando nella realizzazione del dipinto particolari che lo ricordano: il letto con sfinge egizia, il bassorilievo con suonatrice d’arpa, l’anfora ed il vaso canopo, sono rappresentati come nella “sala egizia” di Villa Borghese a Roma dipinta da Tommaso Maria Conca nel 1780 . la rappresentazione biblica è resa nel suo messaggio anche con l’utilizzo di colori caldi che ovattano Giuseppe nella sua castità, e con colori freddi quasi marmorei la moglie del padrone Putifarre.

L’artista delinea i corpi “…procedendo come attraverso pentimenti, cosicché il contorno lineare non è mai unico, ma sembra sdoppiato come se il segno andasse alla ricerca di se stesso, di una posizione definitiva ottimale, mai trovata …”(Barilli Renato, “Canova e Appiani…”1999).La frase qui riportata descrive la tecnica dell’Appiani nell’esecuzione degli affreschi del ciclo di Sannazaro. 

La stessa tecnica la riscontriamo nell’esecuzione del dipinto in esame, questo si nota nel braccio della donna teso ad afferrare la veste ,  Dentro i canoni neoclassici, si muove evitando modellature, creando la scena essenziale con i due personaggi che recitano in primo piano, raggiunti da un’attenta zoomata, mantenendo il “non finito” tipico della scuola neoclassica.

Parecchi artisti si sono destreggiati in questa rappresentazione: il Tintoretto, il Fiasella detto Sarzana, Spada Lionello, Forabosco Girolamo, Nattie, Rembrandt e tanti altri, ognuno con la caratteristica del suo periodo, nel nostro caso nel modo più neoclassicista possibile.

L’indicazione dataci da Fernando Mazzocca, prima del restauro del dipinto, era nella possibile attribuzione a Gioacchino Giuseppe Serangeli, pittore romano, nato nel 1768, morto a Torino il 12 gennaio 1852.

Di questo artista, l’unica biografia esistente, è legata alla carriera del grande Jacques-Louis David.

Nel 1790, all’età di ventidue anni, beneficiava già di una solida formazione artistica, acquisita all’epoca del suo passaggio all’Accademia Ambrosiana di Milano. I documenti relativi al suo apprendistato italiano sono purtroppo ancora troppo rari, ma sicuramente il viaggio dell’Appiani a Roma con il suo rientro a Milano, in qualche modo hanno influito sulla sua creazione artistica. Gli stravolgimenti politici dell’epoca, le tribolazioni rivoluzionarie, la nascita dell’impero napoleonico, lo portano a scommettere su se stesso e attraversare le Alpi verso la Francia. Qui l’euforia artistica incrementata dalla situazione politica che sulla scia delle scoperte dell’antico, basava la sua figura, portava nuova linfa artistica al servizio di quell’idea che Winckelmann aveva divulgato sulla bellezza.

Serangeli della sua scommessa cominciò a goderne i risultati già nel 1790 il 31 dicembre dove ottenne dall’Accademia Reale l’accettazione a parteciparvi. Sicuramente era cosciente che si preparava ad entrare in uno dei laboratori nella punta del dinamismo europeo di cui il principale artefice era il David che con il suo “Giuramento degli Orazi” esposto anche a Roma, aveva acquistato fama internazionale.

Gli artisti stranieri, durante tutto il XVIII secolo, erano invitati ad essere partecipi al processo evolutivo artistico francese. Rosalba Carriera, Sebastiano Ricci, Antonio Pellegrini, nel terzo quarto del XVIII sec, divennero membri dell’Accademia Reale di pittura e scultura. La rivoluzione francese sconvolse la scacchiera artistica iscrivendosi tuttavia in un processo che la precedeva largamente: il passaggio di fiaccola tra Roma e Parigi come capitale delle arti. Questa transizione è simbolicamente rappresentata dal dono di Pompeo Batoni della tavolozza a David. I laboratori francesi approfittarono di questa situazione. Si aggiunga anche la soppressione delle giurie nei Salon, e questo crea la situazione favorevole agli artisti stranieri ad installarsi nella capitale parigina.

Nel 1793 troviamo il Serangeli integrato nel laboratorio di Jacques-Louis David. Gli alunni che beneficiavano di legami affettivi con il maestro sono numerosi, tra questi Drouais, Jean-Baptiste Wicar di cui conosciamo un disegno con la stessa impostazione scenica , e Anne-Louis Girodet. Serangeli diventò oltre che allievo anche amico di David , questo fin dal 1793 quando ottenne il primo ordine per una copia del “Marat assassinato” . Questo ordine arrivò dagli artisti tappezzieri che chiesero a David le copie dei quadri di Lepeltier e di Marat per farne degli arazzi. Ne furono eseguite due copie, una attribuita prima a Francesco Gerard e poi a Jerome-Martin Langlois, la seconda sicuramente del Serangeli.

Dopo questo lavoro, gli alunni di David parteciparono attivamente ai lavori delle commemorazioni rivoluzionarie; Serangeli realizzò diverse copie a tempera. L’artista italiano è legato affettivamente a David che lo elenca tra “..gli alunni che più si distinguono” e che comprendono anche i nomi di Francois-Xavier Fabre, Anne-Louis Girodet e Gross.

Tra le commissioni dirottate a Serangeli, c’è anche “il ritratto ai figli di Seriziat” che probabilmente sono stati realizzati nel 1795 durante una visita del Serangeli a David ritirato a Saint Ouen. Il dipinto è stato messo in vendita recentemente da una casa d’aste francese.

Uno degli ultimi lavori eseguiti su commissione di David è probabilmente l’illustrazione del Mithridate, di Racine, eseguito nel 1801 in collaborazione con altri importanti artisti quali:Nicolas-Antoine Taunay, Girodet, Gerard, Jean-Guillaume Moitte, Pier-Paul Prud’hon e Nicolas-Dionigi Chaudet. In questa occasione, Serangeli realizzò cinque illustrazioni della vita di Berenice, riprodotte nel lavoro di Landon dedicato al Museo.

Queste realizzazioni attestano l’inserimento di Serangeli nella pittura neoclassica professata da Winckelmann in particolare riferimento alla scultura canonica dell’antichità. Egli però non si limitò all’applicazione rigorosa di tali principi.

Fin dal 1793 Serangeli espose ai Salon del Louvre. Nel 1794 presentò una “fuga in Egitto” che fu acquistata da Gaudefroy, venduta in seguito a Vauthier. Nel 1795 presentò una “Carità Romana” (Una "Carità Romana" di cm. 222,5x146 firmata G.Serangeli e datata 1824, si trova a Chambery ed è stata esposta a Torino "Cultura figurativa e architettonica negli stati del Re di Sardegna 1773-1861", nel 1980) giudicata dai critici come rappresentazione ispirata al Reni. Questo suo genere fu definito dai critici parigini con l’appellativo di “guidesque”, o vicino a Guido Reni.

Nel 1796 presenta “Orfeo supplicante”  , oggi al museo della Musica. Con questo lavoro confermò il suo stato di pittore promettente e cominciò ad attirarsi la gelosia del mondo dell’arte. Delecluze che incrociò nello studio di David il Serangeli, ricorda questo quadro “di cui il successo fu buono più grande del merito”. In quel periodo Serangeli ottenne con “la morte di Euridice” il suo secondo premio ufficiale. Espose al Salon in tutti gli anni successivi fino al 1814, anno in cui presentò la sua più importante composizione “Pirro dopo aver ucciso Priamo prende Polixene per sacrificarla sulla tomba di Achille”, l’opera riprodotta in un’incisione da Landon, mostra un’avvicinamento all’opera di David “Le Sabine”.

Le commissioni al Serangeli provenivano anche dal Ministro delle Arti di Napoleone, Denon che sin dal 1807 gli commissionò quadri commemorativi degli avvenimenti napoleonici.

È in questa cornice che realizza “Napoleone che riceve i deputati dell’esercito” (Versailles, Museo del Castello - cm:403x531) che fu presentato al Salon del Louvre nel 1808. Questa è la lettera che Denon scrive a Serangeli per la conferma del lavoro: 

3 mai 1807 à M. de Serangeli.

Le directeur général du musée Napoléon à M. de Serangeli, peintre.

J'ai l'honneur de vous prévenir, Monsieur, que Sa Majesté l'Empereur, en approuvant par sa décision du 12 avril 1807 l'exécution du tableau dont j'ai eu l'honneur de vous parler, représentant Sa Majesté recevant les députés de l'armée dans le musée des Antiques, a fixé pour le prix de cet ouvrage la somme de 12 000 F, dont moitié payable sur cet exercice et moitié sur celui de 1808. Je vous invite en conséquence, Monsieur, à vous occuper de ce tableau, qui doit avoir 12 pieds de haut sur 12 pieds de large.

3 maggio 1807 a M. di Serangeli. 

Il direttore generale del museo Napoleone a M. di Serangeli, pittore. 

Ho l'onore di avvertirvi, Signore, che la Sua Maestà l'imperatore, ha approvato con decisione presa il 12 aprile 1807 l'esecuzione del quadro di cui ho avuto l'onore di parlarvi, rappresentante Sua Maestà che riceve i deputati dell'esercito nel museo dell "antiques", ha fissato per il prezzo di questo lavoro la somma di 12 000 F di cui metà pagabile ora e metà nel 1808. Vi invito perciò, Signore, ad occuparvi di questo quadro che deve avere 12 piedi di altezza su 12 piedi di larghezza. 

 

Nel 1808 realizzò “Napoleone e Alessandro I dopo la pace di Tilsit”  (ora a Versailles - cm:351x510) e fu incaricato da Denon per un quadro che rappresentava “Giulio II che incarica Raffaello di dipingere le sale del Vaticano”. Questo ultimo progetto, non fu mai realizzato da Serangeli.

Ultima parte importante della committenza fu quella privata. L’artista presentò al Salon almeno otto ritratti. Fu incaricato anche dal conte Sommaria di realizzare tre quadri per la sua villa a Como. Il tema era quello di Psiche. Uno di questi quadri “Psiche e le sorelle” fu esposto al Salon nel 1810. Il Serangeli realizzò anche i soffitti della villa di Como del Sommaria. Uno di questi dipinti di grande formato è apparso sul mercato nel 2006  “Amore e Psiche”. Di questo dipinto nella collezione Sommaria c’è anche una miniatura eseguita dal Gigola. 

Altra opera commissionata al Serangeli, è “la crocifissione” della chiesa di Lione, di cui le circostanze di realizzazione ci sono ignote. Questo dipinto fu esposto brevemente a Parigi. Altra opera religiosa è anche la pala di Ravenna con San Severo.

Serangeli a Parigi nel 1805 apre un atelier seguito da ottimi allievi tra i quali il parmigiano Claudio Linati che era anche litografo. L’allievo più apprezzato fu Jean-Baptiste Vinchon che partecipò regolarmente al Gran Premio di pittura dove ottenne il primo posto nel 1814.

Serangeli partecipò assiduamente ai salotti parigini dove incontrava la comunità intellettuale italiana. Ricordo di questa sua partecipazione è il dipinto con “Silvio Pellico scrive le sue memorie” , oggi a Chambery.

Gioacchino Giuseppe Serangeli, artista italiano con impronta francese, è esaltato nel dipinto di Leopold Boilly “riunione di artisti nel atelier di Isabey” dove è dipinto all’estrema destra  con gli artisti francesi più importanti dell’epoca, dandogli quindi omaggio come artista francese più che italiano.

I suoi dipinti si trovano a Versaille, a Chambery, a Milano,  in collezioni private. L’elenco delle opere conosciute, attualmente si riduce a poche decine, ma è in fase di crescita. Infatti l’artista di grande spessore, considerato con attenzione in Francia, anche perché partecipe della vita artistica nel periodo dell’Impero, dopo il suo ritorno in Italia nel 1818, ha trascorso la maturità artistica eseguendo opere di grande interesse apparse sul mercato del collezionismo italiano. Tra queste opere il già citato “Amore e Psiche”, opera di grandi dimensioni, diametro 230 cm., di impostazione tipicamente neoclassica con le due figure marmoree che riempiono la scena; “il ritratto della cantante Giuditta Negri Pasta”  (Una grande cantante Lombarda, di Saronno, Giuditta Negri Pasta nasce nel 1797. ), l’opera è conservata nel museo della Scala a Milano ed è stata realizzata presumibilmente tra il 1820 ed il 1831; Il “Ritratto della principessina Giuseppina Massimiliana de Beauharnais”  conservato nel Museo di Palazzo Belgioioso; “Ritratto di giovane donna” (Ashmolean Museum, University of Oxford)  ; “Ritratto del pittore Auguste Vinchon giovane”, presentato in un’asta nel 1998 di cm. 55,5x46;”Ritratto di artista” presentato nel 2003 di cm. 73x59 ; “Ritratto di donna in abiti neoclassici” presentato all’asta nel 1992; “Germanie Faipoult de Maisoncelle e la figlia” presentato nel 2004 di cm 192x128 ;  Venere e Amore tra le tre Grazie” presentato all’asta nel 1991, di cm 100x75  e battuto a  36600 €; “Venere dormiente e Amore” presentato alla Dorotheum nel 1993 ( cm. 95x127); nel 1996 alla Fischer di Lucerna è stato battuto un piccolo dipinto, cm 18x13, raffigurante “Venere e Amore” a circa 7000 €; “Amore e Psiche” di cm 230 di diametro è stato presentato con una base d’asta di 60.000/80.000€ .

Nella produzione del Serangeli si colloca con grande interesse il nostro dipinto . Di grandi dimensioni, cm 279x163, e di provenienza degna di attenzione. Il precedente proprietario, importante gerarca fascista locale, ha lasciato un’interessante dichiarazione sulla provenienza del dipinto: lo studio di Giuseppe Zanardelli, ministro del governo italiano (1826-1903).

Lo studio del dipinto ci porta a diverse considerazioni di natura stilistica , culturale. La ricerca spasmodica dell’autore, ci induce ad esaminare attentamente partendo dall’alto i vari artisti più accreditati ad una possibile paternità.

  • Collocazione geografica:

1.      sicuramente l’opera è di provenienza italiana, questo è dato dalla proprietà precedente e dalle indicazioni che questa ci ha fornito: eredità dal nonno paterno che a sua volta l’aveva acquistato da Giuseppe Zanardelli. Può anche essere una bufala, ma visto lo spessore del proprietario e dei suoi antenati, specialmente il nonno che aveva rapporti con il Ministro Zanardelli, non solo di carattere politico, ma di amicizia, si presume sia veritiera.

2.      La stesura pittorica: l’analisi ci porta a considerare la possibilità di un esecutore  sicuramente italiano che abbia apprezzato e visto i lavori dei maestri italiani e ne abbia assimilato le tecniche di esecuzione.

La raffigurazione:

Il tema di “Giuseppe tentato dalla moglie di Putifarre” è caro agli artisti di ogni epoca, ma più ancora ai committenti, questo perché oltre alla rappresentazione biblica che forse era il lato meno interessante della scena, più attirava la parte erotica data dall’infedele e bella moglie di Putifarre. Nel tempo molti artisti si sono cimentati nell’esecuzione. Tra questi possiamo ricordare Guido Reni , il Tintoretto , il Guercino , Murillo , il Cignali ,  Rembrandt , Spada Lionello , Nattie e Prud’hon , per elencarne qualcuno. Il nostro dipinto ricalca la tipologia con cui gli artisti d’epoca precedente hanno realizzato la scena dando però sensazioni diverse. Guido Reni ingentilisce la seduttrice quasi con purezza, mentre il Tintoretto quasi scherza sulla scena: lei sorride e lui quasi inciampa nel mantello per sottrarsi alle sue attenzioni; anche in un dipinto di Jacob Joerdaens, lei scherzosamente attrae Giuseppe, mentre lui si svincola. Il Guercino fa di Giuseppe un personaggio quasi nauseato mentre lei dolcemente tenta di accarezzarlo. Il Giuseppe di Murillo è disperato, mentre quello di Rembrandt davanti a tanto erotismo sembra sbirciare. Il Cignali crea la scena avvincente, lui è già fra le braccia di lei, ma vuole resistere alla tentazione. Nattie Jean-Marc fa di Giuseppe un uomo puro e lei la dolce seduttrice. Proud’hon sembra aver visto il Cignali e ne trae una scena amorosa.

Nel nostro dipinto, l’artista neoclassico usa la statuarietà dei personaggi per creare una scena che risultasse più avvincente possibile e arreda l’ambiente come mai nessuno degli artisti che lo hanno preceduto, aveva fatto. Non c’è solo il letto, il corpo nudo di lei, ma c’è anche il vaso canopo che sprigiona l’inebriante profumo; c’è la brocca con il vino, la suonatrice d’arpa dipinta sul muro; l’erotismo della sfinge, e poi i colori: il candore del lenzuolo che accoglie il biancore statuario di lei, fredda, dolce e decisa, mentre Giuseppe con la carnagione calda dal sole del deserto, con il mantello rosso che spicca sul giallo della veste. Tutta l’ambientazione è reale. Non si trovano in un palazzo rinascimentale, ma in una dimora egizia. Lei non è coricata su un letto monumentale lombardo, ma su un letto basso, quasi a terra per sentirne il fresco, non per ripararsi dal freddo. Poi l’oro della sfinge, dei bracciali, della bordura che risalta sul materasso morbido. Non ci sono tavoli rococò, il vaso canopo con testa egizia è lì per terra e la brocca col vino appoggiata su un drappo.

  • I personaggi:

Guardando attentamente la scena e la posizione di lei, un piccolo pensiero viene alla mente: Paolina Bonaparte nella scultura del Canova  di cui conosciamo anche un disegno . Certamente la sensazione è forte e arduo è l’accostamento, ma dei piccoli particolari ci inducono a non abbandonare questa ipotesi. La bella e audace sorella di Napoleone aveva un piccolo difetto, il lobo dell’orecchio non era come il Canova lo rende nella sua scultura di Villa Borghese ,  ma era quasi inesistente tanto che lei chiese al Canova di farlo normale cioè evidente. Paolina era solita nascondere questo difetto coprendosi il capo con un velo o un cappello . La bellezza di Paolina era tale che pochi le resistettero, solo in due, un generale francese e lo stesso Canova. Si racconta infatti delle attenzioni che ella mostrava per il Canova durante le ore che dovette posare per la scultura di Villa Borghese, ma alle amiche raccontò del non interesse che Antonio  aveva verso di lei. L’accostamento di questo episodio con la scena del dipinto può essere tranquillamente proposto anche confrontando i ritratti del Canova e giudicarne oltre all’espressione, anche la possibile somiglianza  da un ritratto di Gaspare Landi ed uno di Thomas Laurence.

La somiglianza di Giuseppe con altri riferimenti porta ad altre tre opere, una di epoca pompeiana , una di Pietro Benvenuti, pittore neoclassico (Arezzo, 1769-1844) raffigurante “Apollo” e da un bozzetto di Andrea Appiani .

Certamente le analogie sono molte, tutte però che ci riportano al neoclassicismo, cioè in quel periodo dove si apprezzava il bello dell’antichità e del corpo perfetto. Maestri di questo periodo sono l’Appiani ed il Canova, ma anche il Landi, il Benvenuti, il Serangeli italiano con esperienza francese ma con una conoscenza ed una cultura principalmente italiana.

 

         L’accostamento che vogliamo dare o che per meglio viene spontaneo fare tra Gioacchino Giuseppe Serangeli ed il dipinto, proviene si dall’indicazione del professor Fernando Mazzocca, ma da tutti quegli elementi che volontariamente o no si intromettono in questa analisi. Non ultimo il confronto con il delicato e ben delineato movimento del tessuto che avvolge il materasso nel dipinto a lui attribuito della “Venere dormiente e Amore” ; il piede di Giuseppe con il piede della consorte di Putifarre . La dolcezza dei movimenti pur sempre statuari nella Venere e le tre Grazie con l’armonia del corpo di lei . L’esperienza che questo artista ha maturato con gli anni della sua permanenza nell’atelier di Jacques-Louis David, la conoscenza dell’antichità con cui è stato in contatto nella sua giovinezza a Roma, l’insegnamento appreso negli atelier milanesi, a contatto con l’Appiani di cui ritroviamo la realizzazione con pennellate morbide nei lineamenti del corpo della donna, tutto questo lo colloca al primo posto tra i possibili candidati alla realizzazione di quest’opera. Il Landi realizzò una scena come questa, ma l’impostazione anche se pur sempre neoclassica, si rifà al Cignali e a Proud’hon, dimenticandosi degli schemi che il David aveva espresso nel suo “Giuramento degli Orazi” ricco di particolare importanti che qualificano la scena. Il Serangeli in questo dipinto ha seguito attentamente il suo maestro e ne ha reso onore realizzando più d’ogni altro e forse come l’Appiani nel “Giunone e le tre Grazie”, un dipinto di grande interesse.  

         Serangeli, egli anni di permanenza a Parigi, ha avuto modo di confrontarsi con i grandi artisti del tempo portandosi al loro stesso livello con opere di grande importanza. Il rapporto di amicizia e di lavoro che ha avuto con il David, Gros, Gerard, Girodet, Nattie e con gli italiani Appiani nel 1801, Benvenuti, Landi e lo stesso Canova, lo hanno reso artista stimato e di grande spessore. 
        L'accostamento della scena biblica con le vicende del Canova e di Paolina Bonaparte sembrano casuali, ma non possono essere escluse. Con il ritorno in Italia, le commissioni private lo hanno sicuramente portato a quei ricordi realizzandoli nel modo in cui lui sapeva fare, nel miglio modo neoclassico possibile. Come nella scena di "Psiche chiede a Prosperina il vaso della bellezza" dell'Appiani, Serangeli orna la sua scena di oggetti tratti dal repertorio antico. Nei dipinti a noi conosciuti, la bellezza è esaltata proprio come Winckelmann professava. "Psiche e Amore" con corpi perfetti sospesi nell'Olimpo, così pure "Venere e Amore tra le tre Grazie" dove i corpi quasi marmorei si stagliano in una danza celestiale. Nel dipinto di "Orfeo supplicante" la scena è costruita nel perfetto stile neoclassico: Orfeo supplica Giove di intercedere su Caronte affinché lasci la sua amata Euridice Questa tra le Peladi e Caronte, quarda Orfeo come incantata dalla musica della lira che delicatamente suona rivolto a Giove con supplica. La scena è completa e ricca di particolari.
        Nel dipinto "Venere dormiente con Amore", opera tratta da un dipinto di Marc'Antonio Franceschetti (Bologna 1648-1729) probabilmente visto dal Serangeli presso la collezione dei Principi Liechtenstein, il gusto classicheggiante è reso in un perfetto neoclassicismo. Le copie degli altri artisti, quali il Pedretti, Tominz, e inciso da Antesi e Quirin non danno la stessa sensazione. Tomic allarga il campo aprendolo ad un paesaggio (51), . Il Serangeli lo ha reso con colori caldi e mantenendo il campo ristretto evidenziandone la scena e dandogli quell'impronta tipicamente neoclassica. Nel “il ritratto della cantante Giuditta Negri Pasta”  e nel “Germanie Faipoult de Maisoncelle e la figlia” , il ritratto femminile mantiene il gusto dell'antico facendo risaltare gli attori e dando poco significato allo sfondo. Questo accade con tutti i ritratti a noi conosciuti:  “Ritratto del pittore Auguste Vinchon giovane”, “Ritratto della principessina Giuseppina Massimiliana de Beauharnais”, solo nel “ritratto ai figli di Seriziat”  il paesaggio fa da sfondo ai due giovani, ma questo come detto è del 1795, aveva 27 anni e la sua maturità artistica stava per prendere forma.

        L'artista Serangeli, è da elencare tra i pochi pittori neoclassicisti che hanno saputo cogliere il senso di quell'arte del bello, esprimendola nel miglior modo possibile. Il suo genere, apprezzato da maestri e sovrani al punto tale di essere scelto con il Benvenuti e Lodovico Venuti, a rappresentare le scene delle gesta di Napoleone. Scrive di lui a Napoleone il deputato Denon "...Le tableau exécuté par Serangeli représentant Votre Majesté faisant dans le musée la revue des députations de l'armée au couronnement est d'une ordonnance très heureuse...". Anche in questi dipinti di grande impegno egli si è espresso come il maestro David gli aveva insegnato, creando la scena e dando spettacolarità all'avvenimento, come nell'Incoronazione di Napoleone.

Il nostro dipinto di grande impegno merita un attento esame che aiuterà la rivalutazione artistica di questo pittore neoclassico elogiato in terra straniera dai grandi artefici di fine settecento, e poco conosciuto dalla critica italiana ancora poco attenta a quel breve periodo di gloria che è stato l'Impero con la storia di Napoleone e di tutto quello che lo ha circondato.

 

FACTOTUM

Il sito del Club Antiquari Italiani