| Il
ramo di Bartolomeo Se Pietro aveva avuto la possibilità di
coltivare terra di sua proprietà, Bartolomeo aveva
scelto un'attività più allegra e forse più redditizia,
faceva l'ostiero al Bettolino della comunità. Questa
notizia l'abbiamo con la nascita di Orsola, ultima figlia
nata a Rodengo nel 1694.
Bartolomeo si è sposato con Giulia, forestiera,
probabilmente nel 1681. Che abbia intrapreso quest'attività
già subito dopo sposato, non è possibile saperlo,
sappiamo però che al Bettolino, gli eredi di mastro
Pietro di Bogatto era proprietario nel 1641 di una pezza
di terra al Bettolino confinante parte di beni del
Monastero, parte di Stefano Federici, a sera la Lavorna,
a mattina di Cober (fasc.. VI n.1 cartella 2 - Ospedale).
Quindi al Bettolino altri Paderni già operavano. Il
Bettolino è una località a sud del monastero, al di là
del Gandovere, sulla strada che da Iseo porta a Brescia,
con Paradello e Corneto faceva parte nell'800 della
frazione di Corneto. In quegli anni c'erano un centinaio
di abitanti. Nel catasto del 1610,".. il Comune
affitta l'osteria lire 60 all'anno
". ( Bettolino
dati )
Il primo figlio è Vincenzo, battezzato il 24 giugno 1682
e cresimato il 26 agosto 1692 nella chiesa di Paderno da
Mons. Gradenico. Con Vincenzo fu cresimato anche Gabriele
di un anno più giovane, battezzato il 28 dicembre 1683.
Una piccola parentesi dal libro dei cresimati ( 1674 -
1800), ci porta a far notare l'assidua presenza dei
rampolli Paderni : nel 1675 sono in tre; nel 1677 uno;
nel 1678 tre; nel 1684 tre; nel 1692 i due già descritti;
nel 1699 tre; nel 1702 uno; nel 1710 la bellezza di
dodici cresimanti della famiglia Paderni tra cui tre
figli di Pietro e Annunciata, Carlo, Vincenzo, Laura
rispettivamente battezzati nel 1697, 1699 e probabilmente
1702 visto che Laura risulta essere di anni 8; nel 1717
sei elementi.
Nel 1686 nasce Angiolo
e viene battezzato il 24
gennaio. Segue Giustina il 24 ottobre 1687, Dionisio il
21 agosto 1689, ancora Giustina il 19 febbraio 1692 con
compare Pietro lo zio, ed infine Orsola il 23 gennaio
1694. E' in quest'ultima trascrizione che troviamo .. di
Bartolomeo Paderno ostiero...

Camillus
Paderni
A
Rodengo tra il 1618 ed il 1713, dal libro dei matrimoni,
rilevo 92 presenze di Paderni, ma solo 37 si sono qui
sposati, gli altri risultano testimoni ai vari matrimoni.
328 sono invece le nascite dal 1606 al 1715 di cui 154
femmine e 174 maschi. Non abbiamo in questo periodo
le annotazioni sui morti, perché mancano i registri,
quindi non possiamo stabilire quanti maschi hanno potuto
proseguire la stirpe. Solo annotando le varie nascite
riusciamo a stabilire i nuclei, che si riducono nei primi
anni del 1700 a circa 17. Questi dati riconfermano la
teoria di Armando Paderni sullemigrazione dei
Paderni in tutta Italia.
Esempio
è il Camillus Paderni, custode dei Reali Musei di Napoli
(Museo di Portici), che è stato per me lo spunto
iniziale della ricerca. Questi, personaggio emblematico,
è autore del Diario dei Monumenti antichi,
rinvenuti in Ercolano, Pompei, e Stabia . Dalla
biografia a lui dedicata, risulta essere pittore di
origine lombarda, si stabilì a Roma nel 1705 diventando
uno dei protagonisti della scena romana dopo la morte del
Maratta (1713). E stato lartista preferito
del cardinale Imperiali e grazie a lui esegue importanti
opere di storia sacra e profana. Ma il suo
interesse è verso le conoscenze antiquarie, e con le sue
importanti protezioni politiche riesce ad essere punto di
riferimento per numerosi artisti e collezionisti del suo
tempo. In tal senso va ricordato il suo contributo alla
collezione Topham. E infatti il Paderni che inizia
la produzione di disegni delle statue antiche presenti a
Roma. Tra gli artisti dediti a questa produzione
cè il Batoni, il Campiglia, il Cifferi.
Già nel 1740 ha una sua bottega, dove vi crescono
artisti come il britannico Russel. Ma la bottega non lo
appaga , è quindi in quegli anni che spinto
dallentusiasmante scoperta degli scavi ad Ercolano,
nel 1748 è alle dipendenze di Sua Maestà il re di
Napoli come delineatore di Sua Maestà . Qui
descrive con minuzia di particolari qualsiasi oggetto o
affresco scoperto. La descrizione con disegni è nel suo
Diario, importante documentazione storica di
quegli anni.
Muore nel 1781.
L' incisione
che ha dato spunto alla mia
ricerca, fa parte di una serie che descrivono le pitture
ritrovate a Ercolano. I libri divisi in Tomi sono otto.
Sono illustrati da diversi disegnatori ed incisori. Il
Paderni partecipò come Custode dei Reali Musei, al primo
ed al secondo Tomo con 20 disegni, incisi da Filippo
Morghen importante incisore dell'epoca. Il libro di
grande formato è " Le
pitture antiche d'Ercolano e Contorni - Napoli 1757". L'incisione trovata,
rappresenta Arianna abbandonata da Nasso. D Camillo
Paderni è stato stampato un libro che ne esalta il
lavoro svolto per il recupero delle opere d'arte a
Ercolano e Stabbia. In questo libro, "Camillo
Paderni Romano e l'immagine storica degli scavi di Pompei,
Ercolano e Stabia" scritto da Maria
Forcellino e edito
da Artemide Edizioni, sono anche esposte parte
delle sue opere tra le quali dei dipinti e le pagine del
suo manoscritto con i disegni dei monumenti
.
A Rodengo fino all'inizio
del '600 il nome Camillo era frequente, poi sembra
volatilizzarsi in tutti i documenti, questo fa
presupporre che volutamente andava dimenticato. Non più
figli col nome a ricordo di parenti lontani che si
chiamassero Camillo. Il nostro Camillus Paderni ha avuto
sicuramente uninfanzia lontana dal paese
dorigine. Come il ramo di Udine, anche quello di
Camillus si è spostato da Rodengo nella prima metà del
XVII secolo per installarsi in qualche località lontana
dai legami di parentela, forse già all'epoca nel lontano
Lazio, dove il padre cercava la fortuna per se e per i
suoi figli.
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