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TRIVELLINO
 
E’ la maschera gemella di Arlecchino, anche se porta un nome e un costume differenti: non è anzi da escludere che quello sia stato l’antico nome di Arlecchino, giacchè Trivellino significa appunto « uomo con l’abito trivellato ». L’abito rammendato con toppe di disparati colori si tra sformerà per Arlecchino in un completo a losanghe alterne di due colori; per Trivellino, invece, in giubba e pantaloni di color giallo camoscio, bordati di triangoli di stoffa verde e fantasiosamente disseminati di mezzelune e di stelle scar latte. Entrambe le maschere conserveranno però la maschera nera, che richiama il loro carattere a un ruolo che figurava già nel teatro dell’antichità classica ed era interpretato da schiavi negri.Nelle compagnie che percorsero I’ Italia ai primi del ‘600 Trivellino sosteneva la parte dell’intrigante, impegnato a tornientare senza posa quell’ingenuo sciocco di Arlecchino, e arrivava talvolta ad assumere parti da scellerato, degne di gareggiare con quelle solitamente assunte da Brighella. Tutti e due servitori, Arlecchino e Trivellino si trovano ad avere parti affini, talvolta usate insieme, a contrasto, per comodità del commediografo. Il maggior interprete di Arlecchino, l’italiano Biancolelli, debuttò appunto come Trivellino; il maggior interprete di Trivellino, Domenico Locatelli, reci tava a Parigi quando Biancolelli lanciò il suo Arlecchino. Il figlio del Biancolelli, Pier Francesco, innamoratosi della figlia di un attore, trascurò i severi studi che aveva compiuto in un collegio di Gesuiti per seguire la sua donna sulle scene: sarà appunto lui che, dopo aver debuttato a Tolosa nella parte di Trivellino, rinnoverà la figura di Arlecchino trasfondendo nella vecchia figura del bergamasco sciocco un’opposta vena di astuzia e di mordente. Da allora la maschera di Trivellino scomparirà dal teatro per riapparire soltanto, qualche volta, negli spettacoli di marionette.



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