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TABARINO
Quel mantello scuro, il tabarro, che gli emiliani di modesta condizione portano ancor oggi d’inverno in luogo del cap potto con le maniche, ha finito col prestare il proprio nome a locali eleganti di tutto il mondo, i cosiddetti tabarins, per virtù di un tipo di mercante bolognese, affatto colto, che nel ‘500 figurava sovente sulle scene con una curiosa caratteri stica: cominciava le frasi in italiano, ma era costretto, per farsi intendere, a terminarle in dialetto. Quel tipo di mer cante, chiamato Tabarino per via del mantello a ruota piut tosto corto, fu portato per la prima volta sui palcoscenici di Francia nel 1570 da una compagnia di comici italiani che gli affidarono le parti più disparate: domestico, padre, marito, secondo le necessità dell’intreccio.
Il nome di Tabarino fu ripreso più tardi da un milanese, la cui vera identità resta tuttora imprecisata, che arrivato a Parigi nel 1618 si associò con un ciarlatano di nome Mon dor e con lui cominciò a dar spettacoli all’aria aperta, pre ceduti da sfilate con trombe e tamburi per richiamare pub blico. Mondor, massiccio e con la voce roboante, sosteneva la parte del Capitano, Tabarino quella del fedele domestico, e la coppia ottenne un tale successo che quattro anni dopo, nel 1622, la Piazza Dauphine, dove essi solevano tenere i loro spettacoli, non bastava ormai più a contenere il pub. buco, e di Tabarino si parlava nei salotti eleganti come di un infallibile elisir contro ogni tristezza. I loro dialoghi, sapidi e audaci, che più tardi Tabarino raccolse in un vo lume intitolato Giardino, raccolta dei segreti, giochi, fa cezie e passatempi », ispirarono quegli spettacoli brevi e variati coi quali si allieta, fra i calici e le danze, la spensie rata clientela dei locali notturni, che da allora presero ap punto il nome di tabarins. In uno di quei locali morì, si dice per pugnalate, l’impareggiabile anonimo comico milanese.



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