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SILVIA
Più che una maschera, la qiovane amorosa che ha assunto volta a volta i nomi di Isabella, Camilla, Aurelia, Flaminia, può dirsi un carattere che si è andato via via adeguando alla moda e agli ideali femminili del tempo, sicchè le attrici che l’interpretarono, anzichè adeguarsi all’imitazione di un tipo, hanno potuto dare sfogo al loro estro e alla loro inventiva. anticipando quell’originalità di personaggi e di interpreta zioni che è alla base del teatro moderno.
In origine, coi nomi di Fiore o Fiorinetta, la giovane amo rosa era un tipo d’ingenua che trionfava delle avversità e delle malizie appunto in forza del proprio candore; una maggior compiutezza, che non mancò di lasciar tracce nel l’avvenire del personaggio, si ebbe con Silvia, nome d’arte dell’attrice Rosa Zanetta Besozzi, giunta a Parigi con la sua compagnia nel 1716, e che fu interprete Insuperata dcl teatro di Marivaux.
La Besozzi, che recitò ininterrottamente per quarantadue anni, senza mai disgiungere ai richiami del talento quelli della grazia femminile, riuscì a rendere più acceso e imme diato il suo personaggio, non mancando di esporlo, pur con grazia e misura, a qualche situazione piccante. come ad esempio nella commedia « L’amante romanzesco », dove Silvia, maritata ma trascurata dallo sposo, abbraccia in uno slancio d’entusiasmo la domestica Marinette, che parla degli uomini con disinteresse e disgusto. e non esita a contcssarle che se lei fosse un uomo, la sceglierebbe come sposo o quello stesso istante. Marinette si inginocchia e con fessa, tra le la - crime, d’essere Mario, un suo innamorato, travestito da donna per poterle restare sempre vicino.
Elogi a Silvia, come alla donna ideale, sono frequenti nella letteratura francese del ‘700 a suo nome restano madrigali. sonetti, acrostici e dediche in prosa e in rima.
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