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SCAPINO
Fin dal teatro dell’antichità classica andarono fissandosi alcuni lineamenti di quel carattere di valletto furbo e inni gante, che si ritrovarono poi nella maschera del crudele Brighella, sempre pronto a ricorrere a ogni mezzo, fosse pure il pugnale, pur di realizhare i suoi disegni. Scapino, a differenza di Brighella, è un valletto che si serve tutt’al più di calci e pugni: cinico e calcolatore, sfrutta i deboli e le persone di buone maniere, ma ha terrore della violenza, come del resto spiega l’etimologia del suo nome, che deriva dal verbo scappare.
Di solito, si trova Scapino all’arrivo delle diligcn;’e. pronto ad offrire a tutti i propri gratuiti servigi, col soti inteso proposito di spremere invece al forestiero quanti più quat trini gli riesce. Sempre domestico, gli accade di cambiar sovente padrone, ma tant’è intrigante, spiritoso e bugiardo che gli accade comunque di trovarne uno nuovo, nonostante goda di una pessima reputazione a causa dei fantasiosi im• brogli coi quali riesce a derubare il prossimo.
Il suo tipo si affermò in Emilia alla fine del ‘500: passato poi coi comici italiani in Francia, fu trasfigurato dall’arte di Molière che ne trasse la maschera francese di Scapin. la quale riuscì a eclissare del tutto in pochi anni la fama del già popolarissimo Brighella. Era alla moda in quegli anni in Francia la maschera di Scaramouche, e Molière aveva constatato con dolore che i parigini, attratti dal nuovo idolo, andavano disertando le rappresentazioni del suo «Misantropo »: a Scapino egli affidò dunque, e con lusin ghiero successo, il compito di restituirgli il favore del pub blico. Uno dei più noti interpreti di Scapino fu il comico Camerani, mediocre attore, ma improvvisatore abilissimo di battute di spirito, che morì nel 1769 per una indigestione di pasticcio di fegato d’oca.
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