Dallantico carattere del Pagliaccio, frequente
nelle recite a soggetto che i comici italiani, abilissimi
improvvisatori, importarono in Francia, nacque nel teatro
parigino dei Funamboli, ai primi dell 800, il tipo
del moderno Pierrot, Ai Funamboli si erano dati in un
primo tempo spettacoli di cani ammaestrati e di danza sul
filo, intercalati da qualche pantomima: fu verso il 1830
che, soprattutto per merito dellabilissimo comico
Deburau, il teatro si specializzò nella rappresentazione
di pantomime e vaudevilles, al centro delle quali
figurava il pagliaccio, talvolta buono e perfino gene
roso più per insofferenza che per indole, altra volta
ladro, bugiardo e perfino avaro, vile eppur temerario,
poverissimo, arricchito e dilapidatore di fortune,
incorreggibile nella pigrizia e nella ghiottoneria.
Leccezionale abilità del Deburau finì addirittura
con lo stravolgere
lantico carattere del Pagliaccio che, per due
secoli, si era pur andato adeguando allindole e al
gusto dei francesi; la petulanza ha ceduto posto al
sangue freddo, non è più il fantoccio che si agita
senza ragione, ma lo storico moderno che cede alle
impressioni del momento, un personaggio senza passione,
senza parole e quasi senza volto, che esprime tutto, pur
infischiandosi di tutto, La parte del Deburau fu
continuata, dopo la sua morte, dal figlio, uno dei più
squisiti ed eleganti Pierrot che la storia del teatro
ricordi. Con lui il personaggio che aveva commosso il
cuore dei parigini entrò nella moda, interessò poeti,
scrittori, drammaturghi, musicisti, divenne la maschera
preferita di un secolo di carnevali, e andò fissandosi
nelle arti e nel costume proprio negli anni in cui tutte
le altre maschere del vecchio repertorio incontravano un
inevitabile tramonto ritirandosi, nella migliore delle
ipotesi, nel teatro delle marionette.