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PANTALONE
Assai discussi sono l’origine e il nome di questa maschera veneziana, rimasta famosa anche per aver battezzato il più tipico indumento maschile: secondo taluni si tratterebbe, nientenieno, che di una caratterizzazione popolare del più antico protettore della città, San Pantaleone altri la deri verebbero invece dallo scherzoso appellativo di piantaleone, col quale venivano beffati nei porti del Mediterraneo i
mercanti veneziani, inesauribili nel collocare in ogni luogo il leone di S. Marco, simbolo della loro Repubblica. Benchè taluni lineamenti di questa maschera già si ritrovino nelle figure di libertini creduli, beffeggiati e eternamente malcontenti dell’antico teatro classico, e numerose analogie già si riscontrino nella figura del bolognese dottor Ballanzone e in alcuni personaggi di Molière quali Gorgibus, Arpagone e Sganarello, si può senz’altro dire che Pantalone è, nelle virtù e nei difetti, la maschera nazionale della Serenissima, prova sia che il costume mutò numerosissime volte nel tempo, ma rimase intatta la zimarra nera adottata in segno di lutto quando Venezia dovette cedere ai turchi il Negro-ponte (Eubea).
Pantalone è sempre d’età avanzata, talora scapolo con tutto il ridicolo di chi, ormai maturo, vuol piacere ancora: talora padre di due ragazze, Isabella e Rosaura, oppure Camilla e Smeraldina, assai difficili da tenere a freno. Raramente povero, egli ha tuttavia figurato nei più diversi gradi della fortuna, dall’arricchito burbanzoso e sputasentenze al borghese di modeste sostanze che tuttavia non rinunzia a figurare più di quello che è. Avaro e diffidente — non a caso fu battezzato col cognome dei Bisoqnosi, - perde però ogni cautela quando gli si offre il caso di far sfoggio della sua autorevolezza, intromettendosi in dispute e alterchi, e, puntualmente, finisce col ricevere busse da entrambi i contendenti,
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