Le popolari maschere di Brighella in Italia e di Scapino
in Francia sono espressioni di un carattere di valletto
cinico e intrigante che già si ritrova nel teatro
dellantichità classica e che, frequente nel teatro
italiano del 500, ispirò alcuni tipi di maschere
regionali: Narcisino, nativo di Malalbergo, fra Bologna e
Ferrara, può dunque considerarsi, per
parecchi lineamenti, come il tipo del Brighella emiliano.
Ma, a differenza del Brighella bergamasco, che celava il
volto sotto una truce maschera e non rifuggiva dal
servirsi della violenza per realizzare i suoi propositi,
Narcisino conta su ununica arma: quellastuzia
paesana che lo accosta, per qualche aspetto, alla
tradizione emiliana del contadino scaltro e spiritoso,
espressasi nelle immortali figure di Bertoldo e
Bertoldino.
I bolognesi avevano già unaltra maschera, il
dottor Ballanzone, che parlava nel loro dialetto,
infiorettandolo con dotte ma strampalate citazioni latine;
al bolognese dei signori, parlato da Ballanzone,
Narcisino oppone la parlata contadina, meno esornata, ma
assai più pungente ed efficace. La maschera di
Malalbergo, daltra parte, non venne impiegata
soltanto nella parte del servitore, ma impersonò anche
il padre, il tutore, il padrone, semprechè si trattasse
di personaggi testardi e maliziosi,
finchè, col tempo, finì con lo specializzarsi
nellintrattenere il pubblico durante gli intervalli
con frizzi, galanterie, satire e piccole mordaci
moralità. Sbucava dietro il sipario portando in capo un
cappello di paglia, simile a quello dei mietitori, dal
quale spiovevano sulle spalle i capelli, alla maniera
contadina; talvolta teneva sul braccio il tabarro, il
tipico mantello degli emiliani poveri, oppure reggeva un
paniere colmo di frutta, e si produceva in discorsi
mordenti tali da inimicargli in più dun caso la
censura e di far parlare di lui, nella storia del teatro,
come di un precursore del famoso Pasquino.