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MEZZETINO
Brighella, la maschera truce, pronta a ricorrere alle astuzie come a sfoderare il pugnale, è l’espressione più nota di un carattere di valletto cinico e intrigante, disposto a ogni sotterfugio e a ogni commercio, che si ritrova nel teatro medioevale, e che i comici italiani tradussero in Francia, ospiti della Corte, nella maschera di Mezzetino, nome col quale solevano indicare i loro colleghi di scarsa statura (Mezzetino, cioè mezza misura).
Mezzetino non ha la maschera scura, l’occhio freddo e la barba puntuta di Brighella; indossa un gaio pagliacetto di stoffa a righe alterne bianche e rosse, porta un berretto di foggia simile a quello dei cuochi, e deve il successo dei suoi scaltri propositi, piuttosto che alla destrezza nel maneggiare le armi, alla maestria con la qual canta accompagnandosi con la chitarra e improvvisando parodie che, per efficacia e sapore, si possono considerare i precedenti dei couplets delle riviste moderne.
L’abilità come musico conciliò a Mezzctino il favore delle donne e gli assicurò quella fama di galanteria che costò piuttosto cara a uno dei massimi interpreti, il veronese Angelo Costantini. Giunto a Parigi nel 1682, il Costantini vi ottenne un tale successo, che Augusto, re di Polonia, volle portarlo con sè in patria e arrivò a nominarlo suo cameriere segreto e a decretargli un titolo nobihare. .Sfortuna volle che il Mezzetino corteggiasse non senza successo, nella vita come sulla scena, la favorita del re, e fosse da lui sorpreso nella sua alcova.
Il re, adirato, lo fece rinchiudere nel castello di Koenigstein, dove l’attore sarebbe rimasto sino alla fine dei suoi giorni, se, dopo oltre vent’anni di detenzione, una dama polacca, commossa per la sua sorte, non avesse mosso a pietà il cuore del re, persuadendolo a commutare la reclusione con l’esilio e la confisca dei beni.



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