Atelier des Artslogo Atelier des Arts
E-mail - Dove siamo Data base pittori e altro Decorazioni - mobili dipinti - paesaggi Laboratorio di restauro e links utili Mobili - dipinti - oggettistica Pagina principale Atelier des Arts

 ARTICOLI

Pagine con immagini dei dipinti d'epoca

Pagine con immagini dei mobili d'epoca

Pagine con immagini delle sculture d'epoca

Pagine con immagini delle porcellane e ceramiche d'epoca

Pagine con immagini di parigine e orologi d'epoca

Pagine con immagini di cornici d'epoca

Pagine con immagini di specchiere d'epoca

Pagine con immagini di vasi in porcellana o vetro d'epoca

Pagine con immagini di oggertti vari d'epoca

Pagine con immagini di camini e affini d'epoca

Pagine con elenco di dischi, classica, varie d'epoca 
 
 
 LE RUBRICHE
Aride Corbellini - le incisioni - LA CALCOGRAFIA COSTUMI MEDIOEVALI
Links di siti per ricerca alfabetica di artisti di tutto il mondo
Links aste di antiquariato

Medio Evo Pittoresco
COMEDIA DELL'ARTE
l'albero genealogico della famiglia Paderni


GIANGURGOLO
Larga popolarità ottenne in Europa, soprattutto negli anni del predominio spagnolo (secoli XVI e XVII) la maschera del Capitano valoroso e spaccone, che assunse volta a volta i nomi di Spavento, Spezzaferro, Spezzamonti, Fracassa, Bombardone. Giangurgolo, cioè Giovanni dalla grande gola, è il tipo calabrese del Capitano, anche se il suo cappello a punta, il naso aguzzo e l’atteggiamento dinoccolato già si ritrovano nella figura di un antico mimo di quella regione, rinvenuta in una incisione su onice alla fine del Medio Evo. La decadenza degli Spagnoli, l’invenzione delle armi da fuoco, la nuova concezione della guerra sulla base non più di scontri individuali, ma di eserciti di massa, finiscono col ridurre gradualmente, nella fantasia popolare, la figura dell’eroe a una sorta di macchietta che nasconde, sotto di scorsi da « bravo », una caricaturale dose di paura. A Giangurgolo piacciono le donne, però, sovente, egli si astiene dal corteggiarle perchè teme trattarsi di uomini travestiti ha un appetito insaziabile, ma arriva a digiunare quattro giorni consecutivi
perchè non ha un soldo in tasca e non vorrebbe che il rifiuto di un piatto di maccheroni costituisse un’offesa tale da costringerlo a battersi.
« Quando io cammino — dice Giangurgolo — la terra trema sotto i miei piedi. E io cammino sempre.... ». Però, non appena si profila alla cantonata un gendarme, o un ragazzino gli grida un frizzo alle spalle, la maschera dimentica il nobile lignaggio e il conclamato valore e corre a nascondersi con una comica agilità che ha destato per secoli l’ilarità delle platee calabresi. Con gli umili, invece, si comporta da gradasso: ordina lasagne e salami in quantità degne di Gargantua, e guai a chi accampasse la pretesa di veder saldato il conto. Riferiscono i commenti dell’epoca che, a rovesciar Giangurgolo per i piedi, dalle sue tasche non uscirebbe un grano (cioè quattro centesimi) a questa maschera si può dunque ricondurre l’espressione scherzosa, frequente nelle riviste, per la quale arricchire si dice far grano.

 



Il sito del Club Antiquari Italiani

contatti l'albero genealogico della famiglia Paderni