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FRITELLINO
Prima ancora che si affermassero sulle scene italiane le celebri maschere di Arlecchino, Pulcinella, Brighella, Pantalone, che i nostri comici resero celebri in tutta Europa, il teatro era dominato da figure di mimi e di interpreti il cui ricordo andò perduto nel tempo e i cui tipi si richiamavano agli esecutori di quegli antichi canti fescennini, schietti ma piuttosto sboccati, che furono per parecchi secoli il maggior divertimento dei romani, Unica traccia di quelle figure ci resta in un volume che il francese Callot, stabilitosi a Firenze per studi d’arte, compilò raccogliendo una cinquantina di ritratti, desunti dall’attualità teatrale di quel tempo e tra i quali domina, accanto al tipo di Coviello, scaltro e fanfarone, il personaggio di Fritellino, con sciabola al fianco, un drappo scarlatto avvolto intorno al collo e un copricapo ornato di piume, lungo e appuntito, la cui forma ricorda i tradizionali berretti della goliardia.

Fritellino godette nel ‘500 una popolarità pari almeno a quella che si conquistò più tardi il bergamasco Arlecchino, come lui agile e destro, tanto che numerosi comici della fine del secolo interpretarono alternativamente i due personaggi, portando sul viso, in entrambi i casi, quella maschera nera che Arlecchino, nonostante le numerose trasformazioni subite dal suo tipo e dal suo costume nel tempo, non smetterà mai, Fritellino figurerà spesso in coppia anche con un altro cu rioso personaggio, il Franca-Trippa, armato di una spada di legno, e assumerà in qualche lavoro anche il nome di Gian Fritello, soprattutto nelle interpretazioni del comico Pietro Maria Cecchini che, dopo aver dominato per molti anni le scene italiane, fu chiamato nel 1612 alla corte del l’imperatore tedesco Mattia che lo tenne in grande onore e lo favorì al punto di conferirgli un titolo nobiliare.

 

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