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IL CAPITANO
Fin dall’antichità classica il Teatro non mancò di annotare la facilità con la quale il reduce è indotto a ingigantire, raccontandole, le sue prodezze sul campo di battaglia; alle ingenue platee piaceva anche la figura iperbolica del temerario che demoliva con uno sguardo una cinta di mura, e al cui fascino non resistevano le dee. Dall’incontro tra marzialità e satira è derivato quel carattere di Capitano che si ritroverà, volta a volta, nelle maschere di Spavento, Fra cassa, Matamoro, Spezzamonti, Spezzaferro, e, per il teatro tedesco, nella figura del Capitano Horribilicribrifax. Dal Rodomonte dell’ « Orlando Furioso », un autentico eroe ironizzato dalla fantasia dell’Ariosto, si arriverà, a forza di caricatura, alla maschera dello stupido, illuso d’essere temerario e irresistibile (Capitan Babbeo), o alle figure pura mente comiche del Vappo napoletano, del calabrese Giangurgolo, del romano Rogantino che, diventato gendarme, vorrebbe arrestare a suo arbitrio, finisce bastonato, ma se la cava esclamando: « Me ne hanno date, però quante gliene ho dette ».

Quando gli eserciti del re di Spagna percorsero l’Europa, la maschera del Capitano, una delle più popolari in Italia. Francia e Inghilterra, diventò ufficiale spagnolo con grandi baffi e naso marcato, erede di quel Matamoro che vestiva i valletti con la stoffa dei turbanti tolti tagliando a fu di spada le teste degli infedeli, e che un giorno riuscì a catturare il sultano scavalcando le mura di una fortezza e trascinandoselo dietro per la barba; tale fu la quantità di frecce che, senza ferirlo, andarono a conficcarsi nella corazza del Matamoro, che i suoi compagni d’armi, incontrandolo, lo scambiarono per un porcospino.



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