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ARLECCHINO MODERNO
Secondo la tradizione, il costume di Arlecchino, che si notava un tempo per le toppe vivaci pazientemente ricucite su un vecchio abito sdrucito, sarebbe stato ridisegnato da Michelangelo. In realtà sia scusato l’accostamento del sacro al profano il costume manifesta qualche somiglianza di linea con l’uniforme delle guardie svizzere, disegnata appunto dal Buonarroti. Le antiche rappezzature sono diventate una armoniosa composizione di triangoli a colori alterni; è però invariabilmente rimasta l’antica maschera nera che induce gli studiosi di teatro a sostenere che Arlecchino, tradizionalmente nato a Bergamo, deriverebbe in vece dalle figure di schiavo negro frequenti nel teatro classico greco.

Con l’abito si è trasformato anche il carattere di Arlecchino; mentre, un tempo, egli raffigurava il grullo che va cercando il somaro sul quale è montato, in Francia, dove è giunto con le compagnie di comici italiani susseguitesi per tre secoli sui palcoscenici di tutta Europa, va acquistando astuzia e mordente. Si racconta, in proposito, che Luigi XIV, tornando dalla caccia, assistè un giorno in incognito a una rappresentazione di comici italiani a Versailles. « Brutto spettacolo » — disse, uscendo, all’Arlecchino. « Lo dica sottovoce — replicò la maschera — Se il re se ne accorge, licenzia subito tutta la compagnia ». Il Re Sole apprezzò la presenza di spirito e la compagnia fu confermata. La trasformazione di Arlecchino, opera di generazioni di comici italiani fra i quali restarono famosi Domenico Biancolelli, suo figlio Pier Francesco e Antonio Vicentini, fu più tardi compiuta da attori francesi, che gli aggiunsero un fondo di accorata malinconia. « Vada ad ascoltare Arlecchino — suggeriva un famoso medico del ‘700 a un cliente molto depresso. Arlecchino? Non posso. Sono io ».

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