| Tradizione
vuole che Arlecchino sia nato a Bergamo e che la madre,
poverissima, gli abbia cucito il festoso costume con
scampoli di vari colori, oppure secondo unaltra
versione, che Arlecchino, ragazzo, sia stato al servizio
di un avarissimo speziale che lo vestiva con le toppe dei
propri abiti sdruciti. Però, arrivata in Francia con i
comici del larte quegli attori che, invece
di imparare battute a memoria, improvvisavano lo
spettacolo dopo averne studiata la trama la
popolare maschera lombarda gradualmente si trasforma:
conserva la maschera nera e il berretto bianco, ma
allantico abito rappezzato sostituisce un elegante
costume nel quale le toppe dei tempi poveri sono
vagamente ricordate da losanghe a colori alterni
simmetricamente disposte. Considerato fino allora come un
balordo, Arlecchino acquista, insieme al mutar
dellabito, una nuova malizia. Un giorno, ad esempio,
il re di Francia si accorge che Arlecchino (lattore
Domenico Biancolelli) non riesce a distogliere lo sguardo
da un appetitoso arrosto. « Dategli quel piatto! »
ordina il re. E Arlecchino, di rimando:« Maestà, posso
tenermi anche larrosto? ». il piatto era
doro massiccio. La trasformazione
del costume e del carattere di questa maschera è appunto
attribuita al Biancolelli, figlio di artisti, chiamato in
Francia d Mazzarino nel 1659. Egli conservò e
perfezionò peraltro lantica vivacità e agilità
del personaggio, fino a pagare con la vita: morì di
congestione polmonare dopo una danza acrobatica che egli
aveva pro tratta in gara con gli ininterrotti applausi
del re, Suo figlio Pier Francesco, degno emulo del padre,
dovette presto, benchè agilissimo, rinunciare allinterpretazione
di Arlecchino, poichè era diventato troppo grasso.
Evaristo Gherardi di Prato, loro successore, morì per
aver battuto violente mente il capo sullassito
durante una catena di piroette.
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