DAMA ITALIANA
Non crederebbesi a
priJTla vista di trovare nel presente costume il ritratto di quella
seducente Fiammetta,
la quale seduti sull'erba molle e toccando colle sue delicate dita le
corde di un'arpa, prepara si a cantare, per comando
della regina del giorno, una di
quelle vaghe canzoni, che terminano in sì graziosa maniera ciascuna
delle allegre giornate, di cui è composto il Decamerone del Boccaccio?
La musica e la danza erano i trattenimenti più favoriti della gioventù
del decimoterzo e del decimoquarto secolo. Le civili dissensioni
potevano disturbare la Repubblica: la peste, flagello ancor più
distruggitore, poteva mietere una parte della popolazione, senza che
questo gusto nazionale e questo amore dei piaceri avessero a soffrire
alcuna alterazione. La brillante introduzione del Decamerone del
Boccaccio non ne è forse la più evidente prova? E l'energica pittura,
che fa quello scrittore della terribile epidemia che spopolò Firenze,
non produce forse un vivissimo contrasto colla allegria di quella
amabile riunione, la quale, fuggendo da un troppo penoso spettacolo,
cerca fuori della città desolata un ritiro, in cui possa l'anima darsi
liberamente in preda alla gioja ed ai piaceri? Alcune miniature di
manoscritti francesi del decimoquarto secolo presentano nei costumi di
donne qualche analogia con quello della presente tavola che venne
copiata da un dipinto del Vanni. Questa giovine dama tiene in capo un
leggiero velo color di rosa, ornato di una frangia d'oro, ed il quale
copre un piccolo berretto di velluto nero. La veste, a maniche cadenti,
è di una stoffa rossa ricamata d'oro e foderata d'ermellino. Le
sottomaniche sono strette e di tessuto d'oro. L'arpa è giallastra.
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