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CIMABUE
 

Nacque Cimabue in un secolo, in cui trovavansi riuniti tutti gli elementi per eccitare il genio. La natura avevalo destinato a far rivivere quell'ammirabil arte che aggiunse una novella gloria alla bella Italia di già tanto illustre, e la sua apparizione fu quella di una brillante meteora.

Un fanciullo custodiva il gregge di suo padre nei dintorni di Firenze; l'oscurità della sua nascita e la povertà dei suoi parenti sembravano averlo condannato a strascinare la sua vita nella miseria e nell'oblio. Nondi­meno la natura faceva germogliare in lui quel meraviglioso talento, che doveva farne uno dei gloriosi orna­menti della sua patria. La sabbia ed alcune lisce pietre ricevevano giornalmente i tratti che vi segnava la giovane sua mano e l'eco dei monti rispondeva solo ai sospiri che strappavangli la sua condizione e l'impossibilità di secondare gli slanci di quel genio, che lo infiammava. Cimabue passa per accidente, e sorprende il fanciullo sospirando sull' immagine da lui tracciata sopra una pietra: indovina il grand'uomo nel primo aspetto ciò che diventerà un giorno quello sconosciuto pastore: il desiderio di assecondare sì felici disposizioni, e di lasciare alla sua patria un degno erede della sua gloria, gli fa adottare questo allievo della natura acquistando così un titolo di più alla riconoscenza dell' Italia, la quale onora in lui il rigeneratore della pittura, il benefattore ed il maestro di Giotto.

Il presente ritratto fu da me copiato dalle pitture di Simone Memmi, nel capitolo degli Spagnuoli di Santa Maria Novella a Firenze. Cima bue vi è rappresentato con un corto mantello bianco ricamato d'oro, il di cui cappuccio gli copre la testa e dalla punta del quale discende un lungo cordone d'oro. La sopravveste, i calzoni, i legami e le scarpe sono ugualmente bianche, con ornamenti e ricami in oro. La barba ed i capelli sono neri.