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BARNABO' VISCONTI

Barnabò Visconti signore di Milano, principe potente si, ma feroce, abusò del suo rango per opprimere i propri sudditi. Le sue querele colla corte di Roma furono un flagello di più pei medesimi sudditi, senza che ne derivasse loro mai alcun vantaggio. Le guerre da lui intraprese furono inutili massacri. Aveva una pas­sione sfrenata per la caccia: teneva perciò cinquemila cani, la maggior parte dei quali distribuiva alla custodia dei cittadini ed anche ai contadini, che non potevano tenere altri cani: promulgò leggi severissime sulla caccia e sui contravventori ad essa. Un giovanetto raccontò di aver sognato che uccideva un cinghiale, e per questo Barnabò gli fece cavare un occhio e tagliare una mano. Finalmente tradito dal suo nipote Giovanni Galeazzo, venne per di lui ordine imprigionato nel 6 maggio 1385, quindi trasportato nel castello di Trezzo dove morì avvelenato nel dicembre dello stesso anno (*).

Il presente costume fu copiato dalla statua equestre in marmo che, sovrapposta al suo sarcofago, esisteva già nella chiesa di san Giovanni alla Conca, in Milano, e che venne in principio del corrente secolo trasportata nel palazzo di Brera.

Barnabò ha cinto il capo di una specie di diadema: è collocato sopra una sella altissima, il di cui uso intro­dotto nei tornei fu da lui portato dalla Francia e dalla Germania, dove era stato in tempo del suo esilio. È armato di tutto punto: porta una cotta d'arme sulla quale davanti e di dietro vede si la biscia col fanciullo in bocca, stemma della famiglia Visconti. Nella destra tiene il bastone del comando.

Mi sono prevaluto di altri monumenti per distinguere i colori dell'abito di questo principe.