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Orologio d'appoggio - macchina firmata da Jacquet Droz (1721-1790) - cassa legno d'epoca impero

Orologio d'appoggio - macchina firmata da Jacquet Droz (1721-1790) - cassa legno d'epoca impero

Orologio d'appoggio - macchina firmata da Jacquet Droz (1721-1790) - cassa legno d'epoca impero

Orologio d'appoggio - macchina firmata da Jacquet Droz (1721-1790) - cassa legno d'epoca impero

Orologio d'appoggio - macchina firmata da Jacquet Droz (1721-1790) - cassa legno d'epoca impero

Orologio d'appoggio - macchina firmata da Jacquet Droz (1721-1790) - cassa legno d'epoca impero

Pierre Jaquet-Droz (1721-1790) è nato in Svizzera. Ha vissuto in Paris, Londra e Ginevra, Dove ha progettato e costruito bambole animate, o automi, Per aiutare la sua ditta vende orologi e uccelli meccanici.

Costruiti tra il 1768 e il 1774 da Pierre Jaquet-Droz, suo figlio Henri-Louis (1752-1791), e Jean-Frédéric Leschot (1746-1824) sono stati lo Scrittore (fatto di 6000 pezzi), il musicista (2500 pezzi) e Il Disegnatore (2000 pezzi).

I suoi meccanismi sorprendenti hanno affascinato le persone più importanti del mondo: il re e imperatori d' Europa, Cina, India e Giappone.

Alcuni considerano questi dispositivi per essere i più antichi esempi di computer. Lo scrittore ha un dispositivo di input per impostare le schede che formano una memoria programmabile, 40 camme che rappresenta la sola lettura del programma, e una penna d' oca per l' output.

Jacquet Droz

Gli automi di Jaquet-Droz sono inoltre considerati alcuni dei migliori esempi del problema umano- meccanico . Tre particolarmente complessi, sono ospitati presso il museo di arte e storia a Neuchâtel, Svizzera, ora conosciuto come il Jaquet Droz-automi.

Creatore di orologi, pendole ed automi di un'eleganza e raffinatezza universalmente riconosciute, Pierre Jaquet Droz è una delle personalità più interessanti del suo tempo. L'incredibile complessità dei meccanismi necessari al funzionamento dei modelli da lui minuziosamente elaborati, è dissimulata da una scelta scenografica di notevole impatto. Uccelli canterini, fontane, orologi musicali e preziosi automi di elevata qualità artistica incoronano Droz quale incontrastato maestro dei segnatempo animati.
Di notevole intuito commerciale, Pierre Jaquet Droz si reca personalmente, per promuovere i propri capolavori, dai re e regine d'Europa, si spinge fino in Russia e si affaccia anche nella Città Proibita; l'innato istinto imprenditoriale lo spinge inoltre ad accaparrarsi i più abili artigiani disponibili sul mercato, costruttori di pendole e carillon, meccanici, smaltatori, incastonatori di pietre preziose, aprendo ben tre laboratori, a La Chaux-de-Fonds, Londra e Ginevra.

Jacquet Droz Jacquet Droz Jacquet Droz
Jacquet Droz Jacquet Droz Jacquet Droz
Jacquet Droz Jacquet Droz Jacquet Droz
Jacquet Droz Jacquet Droz Jacquet Droz
Jacquet Droz - ritratto Jacquet Droz Jacquet Droz
Jacquet Droz Jacquet Droz Jacquet Droz
Jacquet Droz Jacquet Droz Jacquet Droz
     

Cesare Rossi: la meccanica che ha preceduto i robot

 

L’arte di fabbricare automi conobbe il suo periodo aureo nel XVI secolo, quando i maestri
orologiai di Augusta e Norimberga realizzarono piccoli orologi da tavolo con scene, tratte dalla
commedia italiana o dalla mitologia classica, che si muovevano meccanicamente. L’utilizzo dei
marchingegni funzionanti con moto idraulico e pneumatico fu sostituito dall’impiego di molle e
rotelle. Da quel momento fu tutto un profluvio di bambole e passerotti. Nel 1741 Jacques de
Vaucanson, grazie ad un sistema di pesi e leve, costruì un suonatore di flauto in grado di eseguire
undici melodie differenti. I più celebri e straordinari oggetti di questo genere giunti fino a noi sono
gli automi dell’orologiaio svizzero Pierre Jaquet-Droz, costruiti tra il 1768 e il 1774 e oggi visibili al
Musée d’Histoire di Neuchatel. Si tratta di due bambini e di una giovane donna. Il primo è Charles
lo Scrivano, che può intingere la penna d’oca nel calamaio, scrivere un messaggio lungo fino a
quaranta lettere e andare a capo. Il secondo, Henry, detto il Disegnatore, può eseguire quattro
diversi schizzi a matita: un bambino con una farfalla, un ritratto di Luigi XV, i profili di Giorgio
III e della moglie Charlotte di Mecklenberg e, per ultimo, un cagnolino. Il terzo automa è forse il più
affascinante: si tratta di una ragazza intenta a suonare un organetto a canne: è in grado di
eseguire cinque melodie differenti seguendo con gli occhi la tastiera; inoltre «respira» tramite un
sistema di mantici che le fa alzare e abbassare il petto, e compie tutta una serie di movimenti del
capo che ne accrescono l’effetto di notevole realismo. Il suo nome è Marianne, in ricordo della
giovane e defunta moglie del suo creatore.

SU PINOCCHIO ED ALTRI AUTOMI
di LEONARDO COLOMBATI


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