logo atelier des arts Concorso di pittura 1a edizione premio San Zenone a Passirano (BS)
   
LE RUBRICHE
L'UNICO ALBERO GENEALOGICO DI UNA FAMIGLIA ITALIANA CON DOCUMENTI, GLI ALBERI, LA RICERCA ARALDICA
CLETO (CS)
pERSONAGGIO DEL '500 E '600
MASCHERE ITALIANE
SCENE DAL MEDIOEVO
CASE D'ASTA
DATABASE DI ARTISTI
CORBELLINI ARIDE - LA CALCOGRAFIA
BIOGRAFIE DI ARTISTI
IN CHE ANNO LE INVENZIONI ?
BASSETTI LEANDRO
MARCHI CERAMICHE
 
 
   

LEON RIESENER

La nascita di Venere - olio su tela firmato in basso a dx - Louis Antoine Riesener (Parigi 1808-1878)

La nascita di Venere - olio su tela firmato in basso a dx - Louis Antoine Riesener (Parigi 1808-1878)

 

LA SUA VITA
(Traduzione da "Le Peintre - Leon Reisener 1808-1878 " Editions Albert Morance - 1955)

Léon Riesener nacque a Parigi il 21 gennaio i8o8.
La fronte alta, la bocca sensibile, delicatamente disegnata, lo sguardo profondo, la capigliatura disordinata, denotando al tempo stesso Ct indipendenza passione,; tale è il ritratto che Delacroix ci ha lasciato allora di suo cugino, Léon Riesener, àgé di 26 anni.
Questo nome solo è evocatore di arte plastica, potente e raffinata;
ricorda l'epoca di Louis XVI ed i suoi ebanisti di cui Jean-Henri Riesener fu uno dei più celebri.
Jean-Henri, nonno di Léon Riesener, occupa nell'arte del mobile un posto essenziale; di una famiglia di magistrati rénani, nacque a Gladbeck il 4 luglio 1734 e venne molto giovane a Parigi dove entrò nel laboratorio di Jean-Fran IEben, a l'Arsenal.
A trentatre anni, sposava Marguerite-Fran Vander-cruse, anch'essa figlia di ebanista, vedova di OEben, il 23 gennaio 1768, riceveva la padronanza. Chiamato "ebanista ordinario della corona" nel luglio 1774, fu, durante i dieci anni che seguirono, molto apprezzato alla Corte.Rovinato per la Rivoluzione, non cercò di farsi nuovi clienti e morì povero, il 8 gennaio 18o6.
I suoi ascendenti di origine rénane e fiamminga hanno esercitato delle professioni dove hanno brillato per le qualità di minuziosità, visuale e manuale. Essi hanno trasmesso certamente ai loro discendenti il senso del concreto ed il gusto del dettaglio così come l'arte del bene esprimere. Dalla nonna, si ritrova la fierezza di carattere del grande padre in quello del nipote.
Il nonno materno di Léon Riesener, Pierre Longrois, gran-mobiliere del castello di Muette, salvò una parte dei mobili del castello dopo la giornata del 10 agosto 1792. Questo zelo gli costò la vita: fu ghigliottinato tre giorni prima dei 9 Thermidor. Lasciava una figlia, Felicità che, più tardi, diventò damigella dell'imperatrice Giuseppina e sposò, il 15 gennaio 1807, Henr Riesener, pittore di ritratti.
Henri-Fran Riesener, figlio del grande ebanista, nato a Parigi il 19 ottobre 1767, fu alunno di Vincent, poi di Davide da cui lasciò il laboratorio per entrare nell'esercito al momento delle guerre della Rivoluzione.


I suoi lavori figurano al Salone, dal 1801 a 1827, dove espose i ritratti di Eugenio di Beauharnais, di Madam Sallandrouze, del conte di Cessac, egli fece cinquanta copie del suo ritratto originale di Napoleone, disegnato durante una colazione. Più tardi, non potè resistere agli ordini fatti dagli inglesi, non esitò quindi ad andare in Russia nel 1815, lasciando la sua donna e suo figlio a Parigi. Restò sette anni, soggiornando a San-Pietroburgo, Mosca e Varsavia. Fece, con Sewbach, un ritratto equestre dello zar Alessandro. Nel 1826, scriveva da Mosca, alla sua donna:
"Je me soigne pour avoir le bonheur de vous voir dans un an avec un peu de santé de reste. J'ai de l'ouvrage malgré l'été, mais l'hiver sera long et, au printemps, la récompense.
Le temps approche; je t'avoue que je ne me croyais pas le courage que j'ai eu d'étre séparé de toi et de mon fils sept ans. C'est au-dessus de la force humaine; je l'ai fait et nous serons indépendants, pas riches, mais au-dessus du besoin... Pane souvent de moi è. mon fils; qu'il m'aime et je suis heureux. Tout à toi."
Morì poco dopo il suo ritorno a Parigi, il 7 febbraio 1828. Suo figli Léon aveva allora vent' anni. È Henri Riesener che fece introdurre suo nipote, Eugenio Delacroix, nel laboratorio di Guérin.
Il nome di Riesener era sempre evocatore di arte, ma, nel 1828, quello che aveva appena illustrato era un pittore: la tradizione familiare si evolveva. Adolescente ancora, Léon Riesener aveva preso i suoi primi insegnamenti di disegno da suo padre. Molto giovane, a quindici anni, fin dalla sua uscita dal collegio, il padre lo metteva nel laboratorio di Gross, ammiratore appassionato di Rubens e dei veneziani. Lo liberava della sua cultura neoclassica e lasciava corso alla sua natura di colorista, alla sua eredità fiamminga che "chiamava la vita e la sua espressione intensa' ".


Angelica - Leon Riesener

Angelica



Bacante - Leon Riesener

Bacante

Appassionato del bello, ricercatore di nuove tecniche coloristiche, Léon Riesener avrà fin dalla sua gioventù una carriera di lotta contro il gusto del suo tempo ma, malgrado le difficoltà incontrate, continuerà a seguire la strada che si è tracciata.
È al ritorno di suo padre che farà più ampie conoscenza con suo cugino, Eugenio Delacroix, più vecchio di lui di dieci anni.
Dal 1830 al 1839, egli comincia ad esporre i suoi lavori importanti. Lo vediamo dipingere ad affresco degli argomenti religiosi come l'educazione della Vergine o dei ritratti; gli argomenti naturalisti l'attirano: il piccolo pastore, il piccolo orfano, una contadina che ritorna dalla messa, una zingara, una natura morta, ed infine tutta una serie di nudi di notevole fattura: Venere, Erigone, Flora…
Sulla Venere, Théophile Gautier scriveva su La presse del 23 marzo 1838:
"Si era notato già, due anni fa, il Bacante che si rotola su una pelle di pantera, di Riesener, era un lavoro di un'audacia, di una foga e di un colore meraviglioso; il pubblico non fece grande attenzione a questa tela, ma tutti gli artisti e tutti i conoscitori vi vedono un energico temperamento di colorista ed una tavolozza di colori vivi ed esuberanti. La Venere esposta in quell'anno conferma pienamente questo giudizio. Riesener è un artista puro che non cerca di alleggerirsi dall'essere borghese per rendere un argomento drammatico o sentimentale. Fa della pittura che è innanzitutto vera pittura, e la scelta mitologica dell'argomento in pochi casi è accettata dalle idee del tempo. A forza di vedere delle corazze, degli abiti di soldati e di deputati, avremmo finito per dimenticare totalmente la forma del corpo umano".
"La Venere scintilla di vita, di salute, di gioventù e di freschezza, è della carne agile, satinata, lucente, della vera carne. Dal periodo dei Fiamminghi, non si è fatto niente per migliorare, e Riesener si è messo improvvisamente al primo posto"..
Sull'Educazione della Vergine e la Venere, Alexandre Decamps scriveva in Le National del i8 marzo 1838 ;
"L'educazione della Vergine di Riesener non risente né delle figure della scuola di Overbeck, né alle gravi e tristi imitazioni della scuola di Ingres …; è una Vergine nuova come la Venere … è una Venere nuova.
Questa ultima raffigura, di un ammirevole colore e di una finezza di plasmato e di esecuzione proprio notevole, è seduta, mezzo vestita e gioca con Amore".


Leda e il cigno - Leon Riesener

Leda e il cigno

 

In Olanda, davanti ai Rembrandt: "La Ronde de nuit e Maitres drapiers, sono due miracoli della pittura."
Riesener ritorna a Parigi il I° luglio 1872. Entusiasmato da questo viaggio, non gli rimane che un desiderio, quello che realizzerà il 12 maggio 1875, all'età di sessantotto anni, parte per l'Italia.
Passando da Ginevra, è lietissimo dell'atmosfera: "Sono affascinanti le mucche che ritornano con le loro campanelle, i piccoli pastori che hanno qualche parvenza di tirolese... le praterie sono di un verde allegro ornato di salici e di alcuni pioppi, gracili fortunatamente."
Ne approfitta per fare dei piccoli schizzi: "Ho disegnato tre idee della mia giornata."
Mentre in Belgio lo vediamo andare libero, qui è la campagna che l'attira, essendo libero di viaggiare come si sente, poiché fa questo viaggio per la sua propria soddisfazione.
"Definitivamente fuori dalle rovine antiche", scrive, "detesto le città, la mia predilezione è determinata molto per i prati, i campi, le montagne, i laghi. Guardo la cartina dell'Italia e mi decido per Milano, Como, Parma, Modena"...Al lago di Como, trova ciò che aveva previsto: " È il giardino naturale, abbondante e ricco, dei cipressi neri che si alzano in piramidi, allori di tutti le speci mele dagli arbusti fioriti che si staccano su delle profondità nere o soleggiate."

 

Studio di mani - Leon Riesener
studio di mani
Donna seduta - Leon Riesener
donna seduta
Narciso - Leon Riesener
Studio di nudo - Leon Riesener
studio di nudo
studio di nudo femminile - Leon Riesener
studio di nudo femminile
studio di nudo femminile - Leon Riesener
studio di nudo femminile
Ratto di .. - Leon Riesener
giovane donna romantica - Leon Riesener
giovane donna romantica
Ragazzo seduto - Leon Riesener
Studio di nudo femminile - Leon Riesener
liliums su sfondo di foresta - Leon Riesener
liliums su sfondo di foresta
Studio di nudo femminile - Leon Riesener
Paesaggio - Leon Riesener
Paesaggio - Leon Riesener
ritratto di giovane ragazza - Leon Riesener
ritratto di giovane ragazza
ritratto di giovane bimba - Leon Riesener
ritratto di giovane bimba
ritratto di Rosalie Riesener - Leon Riesener
ritratto di Rosalie Riesener
Studio di bimbo - Leon Riesener
Predicazione - Leon Riesener
Studio di bimbo - Leon Riesener
Contadini - Leon Riesener

 
 


Delacroix - ritratto di Leon Riesener

Delacroix - ritratto di Leon Riesener


Ubriacato da questa atmosfera, decide di salire al Vesuvio scrive dopo questa escursione: "Ho fatto un sciocchezza, sono salito al Vesuvio, sono stato preso da un temporale, grandine, dell'acqua a torrenti."
Otto giorni dopo il suo arrivo a Roma, dove visita musei su musei, è immobilizzato, talmente stanco che non può considerare più di continuare il suo viaggio.
Egli rinuncia dunque a Venezia, ed aveva visto solamente Torino, Napoli e Roma. Più fortunato di Delacroix, avrà realizzato il suo sogno, avrà compiuto alla fine della sua vita il pellegrinaggio dell'Italia.

Nel 1839, Léon Riesener riceveva dallo stato il suo primo lavoro: una copia del Cristo al colonna del Tiziano.
Sposava nello stesso anno, l' 8 ottobre, una giovane figlia della borghesia parigina, Laure Peytouraud la cui rara bellezza l'ispirerà spesso. Dipingerà la sua donna, giovane, in un grande pastello, in abito di mussola bianca, più i capelli ornati di fogliami tardi. Della loro unione nacquero tre figli.
Amando l'armonia in tutte le sue espressioni, vorrà arrederà l'abitazione coi mobili preziosi ereditati da suo nonno l'ebanista. Nel 1846, acquistava un campo, in via Bayard, all'angolo di Cours la Reine, e faceva costruire secondo i suoi disegni una casa dove passerà la sua vita. Si divertiva nella ricerca dei più bei dettagli interiori.
Riesener era biasimato da Delacroix perché seguiva la sua fantasia, che disperdeva il suo tempo e lo toglieva così il suo lavoro di pittore. Ma è nella sala da pranzo che apre sul giardino che Delacroix veniva a sedersi a tavola per parlare a lungo con suo cugino. Sappiamo quale erano le loro conversazioni sulla pittura, la natura...
Delacroix ha dipinto anche nel laboratorio di Riesener: una piccola copia di lui, secondo una riproduzione di Rubens, è stata fatta alla corte della Regina.
La duchessa Colonna, (lo scultore Marcello), fu per parecchi anni la sua inquilina; il conte Nigra, ambasciatore dell'Italia, gli succedè. Più tardi, Gustave Doré affittò uno dei due laboratori di Riesener.
Di 1839 a 1848, ricevette importanti ordinazioni di affreschi..
Sarà la decorazione della cappella dell'ospizio di Charenton (1843-1849) e la decorazione di cinque soffitti per il Biblioteca della Camera dei Pari (1840-1843), rappresentando la Filosofia, la Poesia, il Vangelo, la Legge, 1'Histoire,.
Nel periodo che eseguì questi affreschi, ricevette le ordinazioni dal ministero dell'interno: Gesù nel mezzo dei Dottori, la Nascita della Vergine …. Continua ad esporre i suoi dipinti al Salon: la Léda (1841), Clythie (1842).
Assorbito com'era per la sua famiglia, il suo interno e la sua pittura, Léon Riesener è di una distrazione che diventa legenda e lo porta a vivere totalmente all'infuori degli avvenimenti politici. Tiburce Morisot, fratello di Berthe Morisot, raccontaci come, nel 1848 :
"L'affascinante vecchio (aveva quarant'anni), così giovane, così fresco, così elegante nella sua capigliatura bianca, così semplice e tuttavia di finezza così sottile, … , era nel febbraio 1848,… nel giardino di Cours la Reine, sentendo l'eco di alcune sparatorie si chiese cosa stesse accadendo. Ignorava totalmente l'avvento della seconda Repubblica."
Ma dopo il 1848, forse in seguito degli avvenimenti del cambiamento di governo, le domande dei suoi lavori si rarefanno; Riesener è in difficoltà. Tuttavia, la fierezza del suo carattere gli impedisce di sollecitare le persone al potere.
Nella sua suscettibilità, come, in una circostanza arrivò a respingere deliberatamente l'appoggio del ministro delle Belle arti, Neuwerkerke, che aveva incontrato dalla duchessa Colonna. Quando Neuwerkerke, gli dice che gli da una mano, con un'aria probabilmente un poco protettiva: " Penserò a voi, signore Riesener ", Riesener gli diede una pacca corredando il suo gesto con questa risposta: " Non ho bisogno dei vostri servizi ".
Al Salone del 1849, la sua Maddalena ha suscitato delle critiche violente.
Ma, in questo periodo, gli ordinano il ciclo nella chiesa di Sant'Eustacchio (1854-1857) . Questi lavori, purtroppo, sono scomparsi nell'incendio di 1871: lavoro considerevole per che la critica che lo ricompensò dei suoi sforzi. La Revue de l'Artiste , nel 1853, scriveva:
"Non ci aspettavamo un artista che conoscesse bene quanto Riesener i segreti della colorazione e della luce. Certe figure sono disegnate con una scienza anatomica. Il suo colore è di una leggerezza e di una trasparenza"...
Questi successi, ed anche l'approvazione di Delacroix, compensano, in una certa misura, le delusioni che aveva a subire. Delacroix gli scriveva su questo argomento :
"Apprendo con dispiacere che i tuoi quadri sono stati rifiutati; io concordo con il tuo disappunto: tutto ciò che ho visto delle giurie, sia che ne sia stata vittima, sia che abbia partecipato io stesso ai loro giudizi e che mi sono sempre sforzato di portare tutta la dolcezza possibile, mi sembra tutto assurdo. Il torto che si fa ai quadri passandoli uno dopo gli altri sotto gli occhi distratti e prevenuti, è uno ostacolo ad ogni giustizia: è soprattutto al punto dove sei giunto che le ferite sono sensibili."
Dipinge una serie di ritratti di cui un grande numero raffigurerà al Salone del 1850. Si vede: Pierret, Tkéophile Gautier.
Ne faceva anche uno di Delacroix che, nel 1849, gli scriveva: "Sono passato nei pressi dell'Istituto, non posso dunque, contro il mio gradimento, venire a posare per te. Temo ancora di essere molto impegnato per tutta questa settimana; appena che potrò, ti scriverò per chiederti quale giorno ti conviene per non arrivare un giorno che non puoi. Conosci qualche membro o conosci tu qualcuno che possa parlare a qualche membro? Se è così, me lo scriverai. Ti abbraccio ..."
Nel 1857, Riesener acquista in Normandia un "piccolo pezzo di terreno" con un mulino e, là, va a riposarsi, nella natura, lontano dagli arrovellamenti e dalle ingiustizie della giuria. Fa una descrizione entusiasta a Delacroix:
"Mi sono messo in vacanza a Beuzeval, piccola spiaggia di Normandia tra Caen e Trouville che è ancora poco conosciuta dai Parigini che contano. È il più bel paese che ho visto e più vario: si trovano dei luoghi rocciosi come ai Pirenei ed una valle in praterie piantate senza simmetria di alberi alla Poussin. Tra i tronchi circola fino al mare un piccolo fiume che cade a cascata e si divide per formare delle isolette tutto lungo il suo corso. Non un pioppo sui bordi, ciò prova che questo paese è lontano dalla civiltà che conduce sempre con dei pioppi... abbiamo acquistato un piccolo pezzo di terreno ed il mulino che ne dipende a posto a cavallo del fiume dove pescano delle trote deliziose. Troverò un'abitazione ed un laboratorio per passare l'estate"...
Ma Beuzeval presenta anche degli aspetti meno ridenti e, un poco più tardi, lo vediamo scrivere alla nonna (1860) :
C'è una triste campagna... la terra non può assorbire più, l'acqua resta sopra, tutto è palude. Il fiume è un torrente, il vento rovescia tutto; abbiamo sempre paura di incidenti; la salute è tuttavia sempre buona ed il paese è ammirevole. Con gli stivali di cuoio e impermeabili, appena c'è uno squarcio di sole, ne approfitto. Ma non posso lolo ammirare; il tempo così corto non mi permette di realizzare i miei progetti. Vorrei fare tutto e mi affligge vedere che tutto mi scappa. Rimmanderò all'anno prossimo, sono costretto, ma l'albero che avrò ammirato sarà presto abbattuto..."
Questo mulino di Beuzeval diventava un scopo di passeggiata per i Parigini venuti in villeggiatura sulle spiagge.
M. Jules Paton, grande amico della famiglia, redattore al Debats, scriveva :
"Mi congratulo con voi del vostro Beuzeval, dei vostri quattro fiumi, canali e ruscelli e dell'acquedotto che va alla vasca dell'orto. Riesener ha creato questo mondo. Ha creato una casa all'italiana; ammiro la facciata e la finestra sul canale".
È questo Beuzeval che, più tardi, sarà affittato durante due estati consecutivi dalla famiglia Morisot e nascerà un'intimità molto grande tra i Morisot ed i Riesener.
A partire da i86o, vediamo raffigurare al Salone, una bagnante, delle Muse, Giove e Giunone successivamente.... Gli attacchi non toccano più Riesener, si è fatto una filosofia... perché si appassiona sempre più per le sue ricerche personali sul colore: il colore, è l'espressione delle cose visibili per l'effetto poetico che impone loro la luce.
Non prende nessuna parte agli avvenimenti politici apprende che l'Europa è sconvolta, l'Italia, la Germania che realizzano la loro unità nazionale, scrive da Beuzeval a Delacroix :
"Viviamo qui in un'ignoranza completa di ciò che è accaduto dalla nostra partenza di Parigi; probabilmente Garibaldi beve il vino reale a Napoli; forse egli beve già quello del papa. mi preoccupo poco di ciò, …. "
Nel 1870, è bloccato a Parigi durante l'assedio e gravemente ferito per un scoppio di granata, ma la sua natura robusta lo fa ristabilire velocemente. Il seguente anno, ricevendo un ordinazione dallo stato, parte per Anversa e, di là, per l'Olanda.

La corrispondenza con la sua donna ci permette di seguirne il  viaggio. Il 23 aprile 1872, la sua prima ammirazione è per Rubens : " Non ti parlo, scrive, dei Rubens che ho visto e tu puoi stupirti: perchè sono pieno di ammirazione che stento ad iniziare questo argomento. Il collo della bottiglia è troppo stretto, come dice l'Ariosto: bisogna vedere i Rubens per comprendere il potere sovrumano di questo pittore..."
Approfitta del tempo libero che gli lascia il suo lavoro per gironzolare ed osservare intorno a lui la popolazione: "in particolare è il seme spagnolo diffuso nel popolo e che fa contrasto col genere fiammingo dipinto da Rubens ".
Osserva le tinte degli occhi: "Gli occhi sono di chiari e blu... non parlo di quello del cielo al di sopra delle nostre teste, ma dello strato di cielo più chiaro prima di diventare verde all'orizzonte del sole levante."
Uguale sono gli animali: " Una cosa di questo paese, questo, sono i cani. Ce ne sono spesso otto, dieci: ciascuno tira con coraggio, un brio molto particolare nei cani, sconosciuto, ai cavalli.... vado a mettermi in strada per il Jardin des Plantes che, di animali, ce ne sono parecchi e curiosi"...
… il traffico del porto: "C'è un movimento continuo di navi che ritornano ed escono dal porto... tutte queste cose fanno impressione per la loro grandezza e danno il senso della vita commerciale ed industriale, potente e maestosa".
E' colpito dalle illuminazioni. Nota in particolare a Rotterdam :"Ho visto in questa giornata tutti i cieli della mia conoscenza succedersisi ed io ne conosco una bella collezione."
In questi giorni fiamminghi, visita, muse, chiese e tutto commosso scrive: "Ho appena avuto un piacere al quale non mi aspettavo. Ho scoperto, nella chiesa Santo-Agostino, un Rubens di cui non sospettavo,: il Matrimonio Mistico di Santa-Caterine, sono restato là un'ora."

Ritratto di M.me Louis Bornot - Leon Riesener
Ritratto di M.me Louis Bornot
 

Paesaggio - Leon Riesener
Paesaggio

Amorino - Leon Riesener
Amorino
Danzatrice - Leon Riesener
Danzatrice
Studio di mani - Leon Riesener
studio di mani
studio di mani - Leon Riesener
studio di mani
studio di nudo - Leon Riesener
Studio di nudo femminile - Leon Riesener
Studio di nudo femminile - Leon Riesener
studio di mani - Leon Riesener
studio di mani
Studio di mani - Leon Riesener
studio di mani
Studio di nudo femminile - Leon Riesener
Paesaggio - Leon Riesener
Ritratto - Leon Riesener
Studio di viso femminile - Leon Riesener
Studio di fanciulla - Leon Riesener
Théophile Gautier - Leon Riesener
 Théophile Gautier
Venere e Amore - Leon Riesener
Venere e Amore
Venere e Amore - Leon Riesener
Venere e Amore